Prof. Christos Xiloyannis habló de la «memoria» de la vid de kiwi en el Veronese

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento del Prof. Cristos Xiloyannisdell’Università degli Studi della Basilicata – Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo: «Ho letto con attenzione sia l’articolo riportato su FreshPlaza del 7 ottobre sia quello del 17 settembre relativi al fenomeno della moria di piante di actinidia registrato negli ultimi tempi nel Veronese.

Su sollecitazione di alcuni operatori della zona, lo scorso settembre mi sono recato in visita in alcuni impianti di actinidia siti nelle aree interessate dalla «moria». Vorrei riportare la mia opinione sull’argomento derivante dai risultati delle prove sperimentali condotte nel Veronese dal 1984 al 1989 e dalla suddetta visita.


La «moria» delle piante inizia da metà filare e si aggrava verso la fine del filare seguendo l’andamento della diminuzione della porosità del suolo e quindi del ristagno idrico.

La mia visita ha confermato quanto avevamo riportato nel lavoro pubblicato nel 1992 sulla rivista «Frutticoltura» che trattava alcuni effetti dell’irrigazione a scorrimento sulle caratteristiche fisiche del suolo e del conseguente ambiente ostile di coltivazione («L’irrigazione per scorrimento nel veronese: spreco di acqua e di concimi; effetti sulla porosità del suolo» n.6-1992, pp55-62). Nei campi visitati, l’irrigazione è gestita a scorrimento (proprio come 20 anni fa), e pertanto è altamente probabile che determini gli stessi problemi già riscontrati in passato e riportati nel suddetto articolo.

Figura 1 – Effetto di due metodi di irrigazione sulla porosità del terreno espressa come percentuale di area occupata dai pori maggiori di 30 µm di diametro per sezione sottile (tratteggiato irrigazione per scorrimento, nero per aspersione). 

La mia opinione sulla «moria» è che essa sia causata dal metodo irriguo utilizzato (scorrimento) e dalla sua non corretta gestione. Tale metodo irriguo determina il deterioramento del suolo attraverso il compattamento e perdita della porosità (in particolare è ridotta la quantità di pori irregolari, che sono maggiormente coinvolti nel processo di movimento dell’acqua nel suolo e dellacomposizione della parte gassosa nel suolo (carenza di O2 ed eccesso di CO2) (vedi Fig. 1). Tale effetto è più evidente a partire da metà filare e si aggrava verso la fine del filare (vedi Fig. 2). E’ sorprendente notare che la moria delle piante segue lo stesso andamento, ossia un maggior numero di piante morte (o in grave sofferenza) proprio verso la fine del filare (vedi foto).

Figura 2 – Distribuzione dimensionale dei pori del terreno secondo il loro diametro equivalente per quelli regolari (nero) ed irregolari (grigio e bianco) nel terreno irrigato per scorrimento in tre posizione del filare.



L’acqua dalla canaletta percorre tutto il filare e trasporta con sé, oltre ai concimi (vedi Tab. 1), anche particelle di limo e argilla che vanno a depositarsi all’interno dei pori creando cosi un «tappo» che non permette il movimento dell’acqua negli strati profondi e limitando l’ossigeno indispensabile per la crescita e la funzionalità delle radici.

Tabella 1 – Analisi chimica dell’acqua prelevata all’uscita dalla caletta di irrigazione e di quella prelevata alla fine del filare (media di 7 campioni prelevati in 5 aziende) ed al punto di ristagno (in fondo al filare).


– Senza drenaggio, l’acqua ristagna prevale l’ambiente asfittico (con prevalenza di CO2 e carenza di ossigeno) che provoca la morte di una parte delle radici ed impedisce il turn-over radicale (infatti nelle piante danneggiate non ci sono radici giovani).

– Il fenomeno si è aggravato nel 2013 (in particolare nel periodo estivo) in quanto l’elevata piovosità, verificatasi durante l’inverno primavera 2012/13, ha ulteriormente danneggiato le radici. Le piante, nella primavera del 2013, sono partite con la vegetazione utilizzando le riserve accumulate nei vari tessuti (tronco, branche e radici strutturali) nel 2012. Con l’arrivo delle temperature elevate e con l’incremento della domanda evapotraspirativa dell’ambiente, il limitato e non efficiente apparato radicale non è stato in grado di soddisfare le esigenze idriche delle foglie con conseguente entrata in stress idrico delle piante e disseccamento fogliare. Ci sono stati quindi problemi dovuti sia all’asfissia radicale che al mancato rifornimento idrico alle foglie non per carenza di acqua nel suolo ma per il modificato rapporto radici/foglie (poche radici efficienti e molte foglie).

COSA FARE …nell’immediato
Suggerisco di lavorare il terreno con un riper, per rompere lo strato compatto del suolo per facilitare l’aerazione e il drenaggio dell’acqua. Per le piante in piena produzione eseguire tale lavorazione subito dopo la raccolta, ad una distanza di circa 1m dal tronco ed interessare tutto l’interfilare fino ad 1m dall’altro filare. Per le piante giovani, effettuare tale operazione il prima possibile ad una distanza di circa 30-40 cm dalla pianta. Tale intervento va effettuato soltanto dove ci sono problemi di «moria».

Intervento di potatura drastica per poter riequilibrare il rapporto radici parte aerea.

Avendo le piante subito un danno alle radici e non avendo abbastanza radici giovani (le più efficienti per l’assorbimento idrico e minerale) anche la concimazione dovrebbe essere adeguata (ne parleremo magari in un successivo articolo).

…nel medio lungo termine
La classe politica ed i responsabili per la gestione della risorsa idrica in agricoltura sono consapevoli della necessità di investire nella trasformazione dell’attuale metodo di distribuzione dell’acqua verso metodi più efficienti. Il metodo «a scorrimento» provoca spreco di acqua (più di 4000 m3/ha/anno) inquina le acque superficiali e quelli della falda e distrugge la struttura dei suoli. I turni settimanali, (fissi durante la stagione irrigua) senza considerare le variazioni delle esigenze idriche delle piante durante la stagione con volumi di circa 700 m3/ha, non sono indicati per nessuna delle specie da frutto ed in particolare per l’actinidia (sensibile sia alla carenza che all’eccesso di acqua).

Il suolo delle aree considerate può trattenere, se si bagna fino a 50 cm di profondità fino alla capacità idrica di campo, circa 500 m3 di acqua per ettaro. Ma ogni volta che si interviene con l’irrigazione sono presenti nel suolo circa 250 m3 e quindi dei 700 m3 che gli agricoltori distribuiscono in ogni turno soltanto 250-300 m3 vengono trattenuti dal suo gli altri vengono persi per evaporazione e percolazione.»

Per maggiori informazioni:

Prof. Cristos Xiloyannis
Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo: Architettura, Ambiente, Patrimoni Culturali (DiCEM)
Università degli Studi della Basilicata

Via S. Rocco, 3
75100 Matera
Cell.: +39 329 3606262
Email: cristos.xiloyannis@unibas.it
Web: www.unibas.it/utenti/xiloyannis/

Data di pubblicazione: 14/10/2013 FreshPlaza.it

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